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Pillole di benessere

Corpo e mente

01.

Il corpo parla

Sfide quotidiane: tanti impegni e qualche imprevisto possono rovinare la giornata. Ma non si deve cedere allo stress. Ritrovare la calma è possibile con l’aiuto del saggio training autogeno: un respiro lento e profondo, occhi chiusi, ripetere per un paio di volte “io sono calmo e rilassato” e l’ascolto del corpo libererà dall’ansia e dalle tensioni.

02.

Il senso di pesantezza

Il training autogeno è una storica tecnica di rilassamento che ci rende autori del nostro benessere. Per abbattere le tensioni muscolari frutto delle pressioni emotive, ci rilassiamo e concentriamo l’attenzione sul braccio destro recitando 5 volte “il mio braccio destro è pesante”. La formula è da ripetere sostituendo il braccio destro con quello sinistro, continuando poi l’esercizio con le gambe e con il corpo.

03.

Il calore

Gli esercizi di training autogeno attenuano lo stress, l’ansia e i disturbi psicosomatici. Con la seconda formula possiamo alleviare problemi circolatori, riscaldare i muscoli e rilassarci. Concentriamoci sul respiro, riprendiamo dalla prima formula e sommiamo quella nuova recitando 5 volte “il mio braccio destro è caldo”, sostituiamo poi il braccio destro con quello sinistro e ripetiamo lo schema con le gambe e col corpo.

04.

Il cuore

È un momento molto suggestivo quello del terzo esercizio di training autogeno perché entra in contatto col nostro ritmo di vita e col centro delle nostre emozioni. Dunque dalle formule precedenti si passa a “il mio cuore batte calmo e regolare” da ripetere 5 volte, seguito da “io sono calmo e rilassato” da recitare un paio di volte. Così siamo liberi dalle tensioni e in contatto col nostro corpo.

06.

Il respiro

Tema del quarto esercizio di training autogeno, migliora l’ossigenazione del sangue e degli organi. A livello simbolico, nulla più del respiro ha implicazioni con la vita. Si riprende dalle formule precedenti e si prosegue con 5 di “il respiro è calmo e regolare”, seguito da “io sono calmo e rilassato” per un paio di volte. In questo modo ritroviamo calma, serenità e dedichiamo più attenzione al nostro benessere.

07.

Il plesso solare

Col quinto esercizio di training autogeno è possibile calmare i disturbi digestivi. Dopo la ripresa di tutte le formule precedenti, ci si concentra sullo stomaco o sulla pancia, a seconda dell’origine del fastidio, poi si ripete “il mio plesso solare è caldo” per 5 volte. A seguire “io sono calmo e rilassato” per un paio di volte. Eseguito costantemente, conduce a un benefico sollievo.

08.

La fronte

Il sesto esercizio di training autogeno è utile per ridurre il mal di testa, specialmente quello innescato da un sovraccarico fisico o mentale. Dalle formule precedenti si passa a “la mia fronte è fresca” da ripetere 5 volte. Si conclude con “io sono calmo e rilassato” per un paio di volte. Affinando la tecnica ogni giorno si recuperano energie, si riequilibrano le funzioni del corpo e si scoprono notevoli effetti benefici.

09.

Mini training

L’esercizio di mini training è particolarmente utile per situazioni di forte stress improvviso e può sostituire le formule del training autogeno qualora ci sia poco tempo e necessità di ritrovare presto la calma. Respirate profondamente, concentratevi su collo, spalle e braccia, distendetevi e ripetete tre volte: “le mie spalle sono pesanti e calde” seguito da due di: “io sono calmo e rilassato”. Potete ripetere l’esercizio all’occorrenza, anche più volte al giorno.

10.

Pensiero positivo

Non è un processo immediato, ma possiamo imparare a trasformare un pensiero negativo in uno positivo, basta allenarsi! È provato scientificamente che il modo in cui pensiamo alle cose influenza profondamente il loro esito. Quindi, impariamo a dare il giusto peso alle situazioni e cerchiamo di sdrammatizzare. Ad esempio, una frase come “non posso farcela” può diventare “farò del mio meglio”. Provare per credere!

11.

lo e la bilancia

Il nostro rapporto con la bilancia non è dei più semplici? Vediamo insieme come migliorarlo. Anzitutto è consigliabile pesarci al mattino, a digiuno e senza abiti; evitiamo di controllare il peso dopo un pasto importante, perché possono registrarsi oscillazioni di un paio di chili. In questo caso, compensiamo con un pasto leggero e con attività fisica. L’ossessivo controllo del peso non ha effetti positivi, ma induce meccanismi patologici di scoraggiamento. È sufficiente pesarsi una sola volta a settimana.

12.

Cibo ed emozioni

Quello che mangiamo non soddisfa solo il senso di fame, ma è un nutrimento per lo spirito. Il cibo da sempre filtra messaggi connessi alle relazioni. Spesso compensa i vuoti affettivi, lo stress, l’ansia e la noia: ad esempio i dolci (in particolare la cioccolata) sono associati al bisogno di amore, mascherano insicurezze e disagi. Si può dire quindi che il cibo ci nutre e ci coccola.

13.

Il cibo nemico

Quando il cibo perde il suo aspetto vitale e diventa esclusivamente gratificante e terapeutico, allora può diventare un nemico per la nostra salute. Pensare al cibo come fonte di consolazione e compensazione è l’ostacolo principale al dimagrimento. Volersi bene significa saper controllare la propria alimentazione, contribuendo a costruire un’immagine positiva di sé.

14.

L'autostima

La stima di sé nasce con la storia stessa dell’uomo e dipende da giudizi impliciti ed espliciti ricevuti da persone con ruoli importanti nella nostra formazione, come genitori, fratelli, nonni, amici e insegnanti. È però possibile costruire la consapevolezza del nostro valore partendo dal riconoscimento dei nostri risultati e dalle nostre qualità. Se l’autostima è bassa, tendiamo a concentrarci sull’aspetto esteriore, soprattutto sul peso, senza mai sentirci soddisfatti.

15.

Stare meglio

Per conoscerci a fondo è fondamentale capire le nostre reazioni emotive e i comportamenti associati, perché essere consapevoli della percezione di sé ci aiuta a volerci bene. Il benessere psicofisico parte dal riconoscimento dei nostri diritti nel rispetto degli altri, come: il diritto di dire no senza sentirsi in colpa o il diritto di manifestare uno stato d’animo. Rompiamo i pregiudizi su noi stessi e diamoci la possibilità di essere ciò che vorremmo.

16.

Verso il cambiamento

Possiamo figurare il percorso del cambiamento come una ruota composta da diverse fasi: è probabile che in ognuna di queste si debba sostare più volte e si possa scivolare, perché è realistico pensare che il percorso non sia semplice. L’importante è non demoralizzarsi e focalizzare l’obiettivo. Ecco come: troviamo un motivo per cambiare; alimentiamo il nostro obiettivo; accettiamo la difficoltà del cambiamento; non mettiamoci fretta nel raggiungere lo scopo, perché più il percorso sarà graduale e più sarà solido nel tempo.

17.

Pensiamo a noi

Riflettiamo sul nostro stile di vita. Vorremmo cambiare qualcosa? È possibile! Un passo alla volta, piccoli atteggiamenti migliorano la nostra vita. Per farlo, lavoriamo sulla frattura interiore, ovvero il conflitto che si genera tra la nostra condizione attuale e la situazione desiderata. In questo stato di disagio troviamo la spinta per cambiare.

18.

Che stress

Lo stress ci affligge quando soffriamo la minaccia di una sfida esterna o psicologica. Tra le più frequenti fonti di disagio troviamo: grandi eventi che cambiano la nostra vita e che implicano il fattore economico (dall’acquisto di una casa al fallimento di un’attività); periodi di forte sovraccarico (l’attesa di una promozione, gli esami scolastici); o i lutti (malattie, incidenti, separazioni). Come risponde il nostro corpo? Spesso con manifestazioni psicosomatiche: dal batticuore alla sudorazione, dall’affanno respiratorio a dolori di stomaco.

19.

Reagire allo stress

Non è l’evento ad essere fonte di stress, ma l’interpretazione emotiva da noi attribuita. Così, cerchiamo di assumere il controllo della situazione negativa e vigiliamo sempre sulle possibili minacce. Ne deriva una serie di “pensieri automatici” frutto del nostro vissuto, del quale non siamo mai pienamente consapevoli e che possono rivelarsi non corretti. Serve tempo per poterli identificare, ma si possono modificare per imparare a controllare le reazioni emotive che ne derivano.

20.

Il coping

Non è possibile evitare lo stress, però possiamo imparare a gestirlo attraverso la capacità di adattamento chiamata “coping”. Si tratta di capire come percepiamo la situazione stressante, attivarci per dominare l’evento e controllare le nostre emozioni. In pratica: valutiamo la situazione e formuliamo delle soluzioni. Attenzione a questo passaggio: se penso “posso fare qualcosa” allora la soluzione si concentrerà sulle azioni; se penso “non posso fare nulla” la soluzione si riverserà sulle emozioni.

21.

Strategie di coping

Riguardano diversi ambiti: quello comportamentale (le azioni per fronteggiare il problema); quello cognitivo (le informazioni raccolte per affrontare la situazione); quello affettivo (le reazioni emotive legate alla gestione dell’evento). In funzione degli ambiti si individuano quattro strategie di coping: strategia del controllo (padronanza della situazione); strategia del sostegno sociale (chiedere aiuto); strategia del rifiuto (negare la difficoltà); strategia del ritiro (deviare il problema).

22.

La resilienza

Si tratta di una particolare forma di coping che consiste nella capacità del soggetto di mantenere un buon livello di adattamento anche in condizioni particolarmente sfavorevoli. Attraverso questa strategia, la fiducia in se stessi è comprensione delle proprie capacità e dei propri limiti; si è determinati a continuare nonostante le difficoltà, e si minimizzano le avversità della vita.

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